lunedì 15 settembre 2014

»"Dare a Santippe quel che è di Santippe" Giovanna Romualdi

GiULiA giornaliste rilancia il problema di un uso della lingua italiana corretto per quanto riguarda il genere con una guida per chi opera nel campo dell’informazione curata da Cecilia Robustelli.
Circa trent’anni fa la Presidenza del Consiglio dei Ministri, raccogliendo una proposta di Alma Sabatini alla Commissione delle Pari opportunità, commissionava e successivamente pubblicava una ricerca su Il sessismo nella lingua italiana, curata dalla stessa Alma Sabatini; l’Autrice anche allora vedeva il risultato di questa ricerca come "... suggerimenti rivolti in primo luogo alla stampa che massimamente contribuisce a coniare e far passare i neologismi e le mode linguistiche...".
L'11 giugno 2014) Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati (?), partecipa alla presentazione nella Sala Moro a palazzo Montecitorio di Donne, grammatica e media. Suggerimenti per l’uso dell’italiano" di Cecilia Robustelli , edito da GiULiA giornaliste [1]
Questi due fatti evidenziano non solo un salto ma anche una continuità istituzionale, come rileva Cecilia Robustelli che nella presentazione ricorda che in questi trenta anni si sono avuti molti atti istituzionali che raccomandavano proprio un’attenzione al linguaggio al fine della promozione della parità di genere. Non si riparte dall’anno zero perché si raccoglie non solo l’eredità dell’opera anticipatrice di Alma Sabatini, il cui valore è stato ricordato dalla stessa Cecilia Robustelli, ma anche il frutto della continua ricerca andata avanti sul tema ( come testimonia lo stesso percorso di ricercatrice di Cecilia Robustelli) - v. anche alcuni dei tanti testi che sono stati prodotti in quest’arco di tempo e che riportiamo in nota.
Questa breve e sicuramente incompleta nota ci conferma però che Il discorso viene da lontano; è un percorso lungo e impegnato che ha accompagnato questo "problema" negli anni anche con incontri nelle scuole, corsi nelle università, presso la Commissione nazionale Pari Opportunità dove, negli anni novanta, fu insediato il Tavolo delle Giornaliste (importante luogo di confronto libero sulla funzione, i contenuti e le forme del lavoro nel campo dell’informazione); un percorso molto in giro per l’Italia purtroppo senza Alma (morta nel 1988) ma ininterrottamente lo stesso, grazie alle Commissioni di parità. Anche grazie a quel lavoro costante si sono prodotte nel tempo le condizioni, che abbracciano anche il linguaggio, ma non solo, per arrivare ad avere oggi - speriamo - la giusta attenzione e forse un qualche cambiamento. Allora la stampa dedicò alla pubblicazione delle "raccomandazioni" poco spazio, quasi sempre in negativo perché evidentemente si toccava un nodo culturale forte, di potere. Oggi, la presenza di un maggior numero di donne anche sulla scena istituzionale rende - speriamo - di uso più immediato questo "libretto da bisaccia" ( così lo definisce - con citazione culturale - Cecilia Robustelli, per il suo formato tascabile).
Ben venga dunque questo Donne, grammatica e media, "libretto prezioso" in funzione di un problema che non è solo di conoscenza: per l’economista Fiorella Kostoris le donne sono spesso esse stesse responsabili dell’uso sessista delle parole perché hanno paura di sminuire la loro posizionew faticosamente raggiunta.
Ma l’avvio di quell’ampio dibattito pubblico auspicato da Laura Boldrini avrà bisogno di iniziative concrete per avere una attenzione di sostanza da parte dei media, perché finisca nelle tasche e sui tavoli di lavoro di giornaliste e - ci auguriamo tutte - di giornalisti. Perlomeno io, personalmente, ho così fatto con quell’altro "libretto da bisaccia" che esattamente venti anni fa pubblicava la rivista settimanale "Avvenimenti": il Dizionario sessuato della lingua italiana curato da Elettra Deiana, Bianca Madeccia, Silverio Novelli, Edgrado Pellegrini oltre a Marcella Mariani che aveva già collaborato alla ricerca di Alma Sabatini. Non so quale diffusione, od uso abbia avuto su altri tavoli ...
Oggi non viene presentato un "dizionario sessuato": Cecilia Robustelli dà al suo testo una forma di "proposte operative" partendo da esempi concreti di "come si parla nei media", dai "dubbi grammaticali e grafici" che insorgono quando si scrive o si rappresentano soggetti donna, accompagnandole con riflessioni, soluzioni attente alla correttezza lignuistica delle "’nuove’ forme.femminili", alle questioni morfosintattiche, ma anche alla comprensibilità/accettazione di chi oggi legge.
La "guida" si chiude con un "breve vocabolario delle professioni e delle cariche", curato da GiULiA
Nella prefazione, Nicoletta Maraschio presidente onoraria dell’Accademia della Crusca, ci dice che "la lingua non solo rispecchia una realtà in ’movimento’, ma può svolgere una funzione ben più importante: quella di rendere più visibile quello stesso movimento e contribuire così ad accelerarlo in senso migliorativo".
Ancora una volta l’obiettivo è politico, "dare a Santippe quel che è di Santippe", come dice l’economista Fiorella Kostoris nella presentazione a Montecitorio: dare visibilità anche attraverso il linguaggio alle donne perché "Ciò che non si dice non esiste " ricorda nell’introduzione Maria Teresa Manuelli, segretaria di GiULiA). Ma, richiama ancora Kostoris, si tratta di andare poi oltre il linguaggio, promuovere per le donne "tempi nuovi".
per informazioni e contatti: giuliagiornaliste@gmail.com; www.giuliagiornaliste.it



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