martedì 19 maggio 2015

Chiara Saraceno: "La teoria gender non esiste" L'intervista in occasione del 17 maggio, giornata mondiale contro l'omofobia di Pasquale Quaranta

La sociologa Chiara Saraceno prova a spiegare le ragioni di chi si oppone al riconoscimento dei diritti delle persone gay e lesbiche.

Professoressa Saraceno, quando si parla di famiglie in Italia se ne parla sempre al singolare. Perché ci si ostina a non riconoscere la pluralità dei modelli familiari?
Esiste una specie di doppio binario: uno è quello dei principi, l'altro quello della pratica. Basta che la pratica non interroghi mai, o non metta mai in discussione i principi - ciò che in fondo dà sicurezza - che va tutto bene. Nel nostro Paese la politica e i politici hanno pensato che intorno alla famiglia si giocasse parte del consenso elettorale veicolato dalla Chiesa cattolica. In realtà c'è chi non è molto liberale ed è convinto di quello che pensa, ma c'è anche chi molto più cinicamente si comporta come gli pare ma pensa sia meglio non entrare in rotta di collisione con la Chiesa. Se pensiamo alla Francia o alla Spagna invece, dove pure la Chiesa si è opposta a modifiche della legge sulla famiglia, i cattolici non hanno lo stesso potere che viene dato loro dalla politica.
In Italia c'è quindi una delega della politica alla Chiesa su questi temi?
Quando ero più giovane ho scritto che in Italia c'è stato una sorta di patto di Yalta. Del lavoro si occupa la Sinistra, della famiglia si occupa la Chiesa, la Democrazia Cristiana. A lungo si è andati avanti su questo compromesso. Pensi a quanto tempo abbiamo impiegato per introdurre il divorzio nel nostro Paese o legalizzare la contraccezione, cose tutto sommato meno radicali concettualmente rispetto alla tradizione che non il matrimonio o la genitorialità omosessuale.

Nei suoi studi si è occupata dei significati culturali e sociali che attribuiamo al maschile e al femminile, quindi all'identità e al genere delle persone. Oggi contro i diritti delle persone omosessuali si agita lo spauracchio della "teoria gender": di cosa si tratta e qual è la posta in gioco?

In realtà esistono tante teorie di genere. Il concetto di genere è stato sviluppato dalle femministe americane per sottolineare come i ruoli sociali attribuiti all'uno o all'altro sesso siano costruzioni sociali. In parole povere: non discende dalla conformazione del corpo il fatto che l'uomo lavori in modo remunerato e la donna stia in casa, o che gli uomini guadagnino più delle donne, o che gli uomini si occupino di politica e le donne meno, così come non discende dalla conformazione del corpo il fatto che le donne siano per natura più passive, dolci, e gli uomini più aggressivi e così via: sono tutti costrutti sociali. Il corpo è importante, la conformazione del corpo è anche qualcosa che va riflettuta, pensata, elaborata, insomma non ignoriamo come siamo fatti, ma da questo non discendono né caratteristiche psicologiche né comportamenti sociali.
Cei, Bagnasco: "Reagire al gender: teoria che edifica un transumano"
Tutto ciò, in modo diverso, è stato articolato in diverse posizioni teoriche, le teorie di genere. Ma più recentemente, da qualche anno, alcune studiose che venivano dal femminismo e che si sono avvicinate alla Chiesa cattolica – così come la stessa gerarchia cattolica in Italia - hanno invece tradotto le teorie del genere in un'unica grande teoria, costruita come nemico da combattere. La costruzione di questa teoria monolitica ha come bersaglio l'accettazione dell'omosessualità come uno dei modi in cui si può stare al mondo come uomini e come donne. La teoria del genere è stata tradotta come una sorta di teoria dell'androgino in cui la differenza sessuale non conta nulla, come una teoria che dice: "Se io voglio, posso diventare omosessuale. Come se essere omosessuali voglia dire andare alla Seychelles o stare a casa propria". Questo è un uso malinteso delle teorie di genere, che non riguardano l'omosessualità e l'eterosessualità, che sono solo alcuni dei modi di stare al mondo.

Cosa spaventa dell'ideologia del genere?

C'è il timore che l'eterosessualità non sia poi così sicura, così garantita. Temere che le persone omosessuali possano esprimere il proprio orientamento liberamente, facendo anche famiglia se vogliono in modo altrettanto legittimo e riconosciuto delle persone eterosessuali, significa, per chi teme gay e lesbiche, ritenere che l'eterosessualità sia molto meno forte di quanto non vorrebbero farci credere. Un’altra paura è quella di diventare omosessuali, per cui mi basta vedere che è possibile essere omosessuali senza essere condannati che allora anch'io, che sono eterosessuale, dico: "Sai che c'è? Mi trasformo in un omosessuale".
Mentre l'orientamento sessuale è qualcosa di ascritto alla propria personalità, insomma non si può cambiare dall'oggi al domani...
Non so quanto ci sia di ascritto o acquisito nell'eterosessualità e nell'omosessualità, è una cosa che si impara: siamo psicologicamente e fisicamente addestrati a riconoscere il nostro desiderio sessuale.
Papa Francesco e la teoria dei gender: "Sintomo di frustrazione"

C'è da aspettarsi un'apertura da parte della Chiesa cattolica su questo tema?

L'apertura che c'è stata riguarda la non-condanna, per lo meno nella parte più illuminata della Chiesa. Ma quando si è detto che non era una tara morale, che non era un peccato, si è rimasti sempre sulla soglia: "Sei omosessuale, poveretto, ti è capitato di nascere così ma è meglio che tu non agisca su questo". Come dire: "Sei zoppo e non puoi camminare normalmente come gli altri". Oggi non è più una tara morale essere omosessuali ma certamente l'omosessualità resta un minus di umanità che non può essere pienamente espressa.ari?
Esiste una specie di doppio binario: uno è quello dei principi, l'altro quello della pratica. Basta che la pratica non interroghi mai, o non metta mai in discussione i principi - ciò che in fondo dà sicurezza - che va tutto bene. Nel nostro Paese la politica e i politici hanno pensato che intorno alla famiglia si giocasse parte del consenso elettorale veicolato dalla Chiesa cattolica. In realtà c'è chi non è molto liberale ed è convinto di quello che pensa, ma c'è anche chi molto più cinicamente si comporta come gli pare ma pensa sia meglio non entrare in rotta di collisione con la Chiesa. Se pensiamo alla Francia o alla Spagna invece, dove pure la Chiesa si è opposta a modifiche della legge sulla famiglia, i cattolici non hanno lo stesso potere che viene dato loro dalla politica.






Nessun commento: