lunedì 16 dicembre 2013

Oui, Je suis Feministe!



Io sono a Milano, che è in Lombardia, che è in Italia che è in Europa. Voi siete a Siracusa, Napoli, Tento, Pierolo, Ravanna, Mantova, Lecce…che sono in Italia, e che sono in Europa. Inizio così da un anno tutte le mie presentazione nelle scuole. Per far comprendere ai ragazzi/e che Europa non significa solo euro bensì idee che posso importare ed esportare dal mio Paese. Leggiamo questo utilissimo articolo di Giulia Camin da Parigi. Ragazze: non c’è cambiamento senza fatica, questo articolo è dettagliato, serio, completo e quindi richiede un po’ di tempo. Troviamolo, è importante:-)

L’altra sera ho ceduto alla tentazione e, cenando, ho seguito in streaming il confronto tra i tre candidati alle primarie del PD. Quattro gli uomini in scena: tre i candidati, un presentatore mediatore del dibattito. Neanche una donna presente. La domanda riguardante le pari opportunità è stata essenzialmente una e verteva, mi pare, sulla questione donne e lavoro. Quali le politiche da attuare? Quale futuro per le donne italiane e per il paese intero bisognoso di risorse in cui investire? Pochi, pochissimi, i secondi per rispondere a questa domanda, una fra tante.
Ho ripensato a quando, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, il 7 marzo 2012 ero al teatro La Cigale a Montmatre,Parigi, per seguire un dibattito non ripreso dalle telecamere in cui i candidati alle elezioni presidenziali rispondevano alle domande di 45 associazioni femministe francesi. Ricordo perfettamente la risposta di François Hollande, ma anche quella di Eva Joly o di Jean-Luc Mélenchon, al quesito “ Lei è femminista? Se sì, ci spieghi perché”. Quella sera credo di aver definitivamente capito che parlare di femminismo in Francia è piuttosto normale. Ricordo anche il piacere del sentir parlare dei politici in un luogo altro dalla televisione. Il tempo di un teatro, la calma, la lentezza di un dibattito lontano dagli slogan che utilizzano i politici pressati da un cronometro e l’assenza di quelle scenografie ridicole che rendono la politica più simile ad un quiz a premi che a qualcosa di concreto e reale che parla di noi e delle nostre vite.
Oggi ho ceduto di nuovo alla tentazione di collegarmi con l’Italia attraverso questo mezzo diabolico e meraviglioso che è internet; è domenica è a pranzo mi sono concessa un telegiornale. Uno dei pochi visibili dall’estero è quello del TG3. Al termine del notiziario, viene mandata in onda la rubrica “Fuori Linea”. L’avvilimento arriva con una delle notizie commentate: in Italia, per festeggiare i 18 anni, tra le ragazze si è diffusa una nuova moda, quella dei video pre-diciottesimo; si tratta di video clip da mostrare ad amici e parenti alla propria festa dei 18 anni. Le immagini che scorrono nel servizio mostrano ragazzine scimmiottare cantanti o attrici, la maggior parte indossa un costume da bagno. Il servizio mi ferisce e indigna non tanto per le immagini, indicative del rapporto che hanno con i media gli adolescenti di oggi, ma perché dalle parole della commentatrice non traspare alcuna riflessione critica. Nessuna riflessione sul perché queste ragazze vogliano sentirsi e vedersi nel ruolo di celebrità, nessuna riflessione sul fatto che le immagini mostrate siano un susseguirsi di stereotipi mediatici in cui la sessualizzazione precoce del corpo di queste adolescenti regna protagonista ( verso la fine vediamo una donna-cavernicola sensualmente selvaggia in stile Shakira, ragazza seminuda nella natura stile madre-terra o venere post-rinascinentale etc etc). Ma il punto centrale arriva con l’intervista ad un giovane uomo che ci spiega che per fare un regalo di questo tipo bisogna considerare di spendere dai 600 ai 1500 euro. La presenza di questo signore è quindi di tipo pubblicitario: è un fotografo e organizzatore, qualcuno che trae profitto da questo fenomeno, le immagini infatti lo ritraggono mentre scatta foto a delle ragazze. Le ragazze viste nei video sono giovani, non ancora maggiorenni visto che il video dovrà essere pronto per i festeggiamenti della maggiore età. Questo servizio a mio parere non è soltanto pericoloso, ma direi pedagogicamente anche disonesto; è collegato e segue nell’immediato la messa in onda di un telegiornale (trasmissione di informazione percepita dai più come obbiettiva e capace di filtrare le notizie più importanti e autentiche). Il tema principale, che è quello della mediatizzazione delle adolescenti, viene normalizzato, banalizzato; affrontato senza alcuna reale riflessione critica né sulle giovani generazioni né sulla nostra società così incapace di stare dalla parte delle adolescenti spesso gettate in pasto ai media con noncuranza.
L’Italia è al 71 esimo posto del Global Gender Gap Report 2013 (potete scaricare il pdf qui http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2013/ l’Italia la trovate a pagina 232).
Il problema è strutturale e culturale e deve essere affrontato trasversalmente. La Francia non è il paradiso delle pari opportunità, capiamoci. Il fatto che io abbia trovato un lavoro qui e che io qui mi senta meno discriminata rispetto alle esperienze vissute in Italia non è necessariamente connesso a dati statistici rassicuranti. La differenza di salario tra uomo e donna qui si aggira intorno al 27%, rendiamoci conto. Però delle differenze sostanziali ci sono e si vedono. La Francia, nel Global Gender Gap report 2013, è al 45 posto. Ho letto post e articoli francesi in cui si manifestava molta amarezza nei confronti di un risultato non ancora all’altezza delle aspettative. In Francia la Ministra des Droits des Femmes, e porta voce del governo Hollande, si chiama Najat Vallaud-Belkacem, origini marocchine, classe 1977 (ha due anni in più di me e questo mi fa sorridere visto che da noi in Italia a 45 anni si è ancora giovani). Già dando un occhiata al sito internet potete rendervi conto del lavoro che la Ministra, aiutata da numerose associazioni, sta svolgendo per mettere in moto un sistema educativo anti-discrimatorio di lotta agli stereotipi a partire dall’infanzia e dalle scuole. E’ lì che si agisce per costruire una cultura anti-violenta del rispetto. Qui http://femmes.gouv.fr/category/prevention/ trovate le informazioni sul progetto ABCD: Egalité au coeur de notre école un dispositivo costruito nel corso di oltre un anno di lavoro volto realizzare progetti educativi sulla decostruzione di stereotipi e discriminazioni fra maschi e femmine. Il sito fornisce materiali per accompagnare un lavoro sperimentale realizzato nel corso dell’anno scolare 2013-2014 in 10 provveditorati volontari e riguarda 275 scuole e oltre 600 classi. Questo esperimento servirà da rodaggio, in futuro le classi che potranno partecipare saranno sempre più numerose. Qui un link con risorse gratuite scaricabili per la formazione di insegnanti, operatori, educatori, altre per attuare attività didattiche pedagogiche nelle classi o associazioni interessate http://www.cndp.fr/ABCD-de-l-egalite/accueil.html. Si tratta di un lavoro finanziato dallo stato volto alla sensibilizzazione dei cittadini e alla difesa e valorizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza e costituisce solo una piccola parte del progetto di legge per la parità tra i sessi presentato nel luglio scorso e scaricabile qui http://www.najat-vallaud-belkacem.com/2013/07/03/tout-savoir-sur-le-projet-de-loi-pour-legalite-entre-les-femmes-et-les-hommes/ .
Gli assi più importanti di questa legge sono volti ad assicurare la parità nelle imprese come all’interno della convivenza domestica, a contrastare la povertà femminile legata a un mondo del lavoro ostile e refrattario alla valorizzazione delle risorse femminili, e a proteggere le donne da tutte le forme di violenza e generare la parità. Fa parte proprio di questo disegno di legge il divieto di realizzare concorsi di bellezza per minorenni, le cosiddette “mini-miss” (sempre per restare nel tema della difesa dell’infanzia). Vi prego di dare una letta, una rapida occhiata anche solo ai titoli e testi brevi contenuti nelle pagine che vi ho linkato; il francese non è una lingua così lontana dall’italiano e anche se non siete francofoni/e sono certa che riuscirete comunque a cogliere la struttura e la ricchezza dei materiali messi a disposizione da uno stato che lavora con e per i propri cittadini e cittadine. Vi sottopongo questa pioggia di link perché sono certa che una conoscenza approfondita dei passi in avanti fatti dalla Francia (o da altri paesi) in direzione di un’educazione alla parità e al rispetto fra i sessi non possa che farci bene e darci qualche spunto per fare altrettanto in Italia. Ne abbiamo bisogno!
Mi sono recentemente collegata al sito di un Ministero che praticamente non esiste, un ministero fantasma, quello italiano delle “Pari opportunità” http://www.pariopportunita.gov.it/ . Penso quindi al video http://www.youtube.com/watch?v=7HuGdeVG_40 che ho visto qualche giorno fa in cui Lorella Zanardo durante un incontro Ted Conference spiega l’immenso lavoro, non sempre riconosciuto, che sta facendo nelle scuole italiane con Nuovi Occhi per i Media. Ma mentre Lorella gira l’Italia in lungo e largo, e centinaia di blogger e associazioni di volontarie e volontari cercano di cambiare il paese attraverso l’innalzamento di consapevolezza, cosa sta facendo lo stato italiano? Sventola il tema del Femminicidio solo quando é materia sensibile per una campagna elettorale? Perché da noi non esiste per davvero un Ministero dedito alla difesa della parità e dei diritti delle donne? Alla protezione dell’infanzia, all’educazione al rispetto contro ogni forma di discriminazione e violenza? Pretenderemo risposte in materia prima di tornare alle urne? Come lo pretenderemo? Come ci organizzeremo per avere risposte, far circolare proposte, essere parte attiva ?
Pensiamoci e facciamolo studiando come si stanno muovendo anche altre paesi, soprattutto europei, per trovare una strategia comune e muoverci rapidamente nella stessa direzione. Voi cosa ne pensate?

1 commento:

ventunesimodonna ha detto...

Bellissimo articolo. Mi riservo di guardarmi tutti i link! Grazie per averlo pubblicato.
Silvanaglowenk