lunedì 28 gennaio 2019

Rifugiati, il dramma è delle donne: “O paghi con i soldi, o devi pagare con il corpo”di Mirko Bellis

Rapporto ONU: le donne sole o con figli piccoli subiscono ogni tipo di violenza durante il loro viaggio. Samar, rifugiata siriana: “Tutti i profughi sanno che ci sono due modi di pagare i trafficanti: con i soldi o con il proprio corpo”.
Esiste un dramma ancora poco conosciuto nella già difficile condizione dei richiedenti asilo che giungono in Europa. Tra i disperati che fuggono dai loro Paesi, le donne che viaggiano da sole o con figli piccoli, le ragazze adolescenti e le donne in gravidanza sono i soggetti più esposti a violenze di ogni tipo. E’ quanto emerge da un recente rapporto dell’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) realizzato assieme al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) e la Women’s refugee Commission (WRC), una ONG impegnata nella difesa dei diritti delle profughe.
Nonostante l’inverno, gli sbarchi non sono diminuiti e solo nei primi mesi del 2016 sono già oltre 140mila i nuovi arrivi. In gennaio, più della metà dei profughi approdati in Grecia erano donne con figli piccoli e minori non accompagnati.
La maggior parte di loro, dopo aver attraversato lo stretto lembo di mare che separa la Turchia dalla Grecia, intraprende un difficile viaggio con mezzi di fortuna verso i Paesi del Nord Europa, attraverso quella che si conosce come la “rotta balcanica”.
E’ un percorso pericoloso, dove sempre più spesso i profughi subiscono furti, estorsioni ed aggressioni.
Lo studio – realizzato dalle Nazioni Unite a novembre dell’anno scorso in Grecia e nei Paesi dell’ex Jugoslavia –  ha messo in luce come le rifugiate durante il loro viaggio subiscano ogni tipo di violenze.

E’ il caso di Fatima, ritrovata in stato di shock nel porto di un’isola greca. Trasportata in ospedale, Fatima ha rivelato che suo marito aveva affidato lei e la giovane figlia ad un trafficante per condurle in Europa. Durante il tragitto, però, l’uomo le ha rubato tutto il denaro, i documenti e persino il cellulare abbandonandole alla loro sorte.

La storia di Oumo, una giovane donna africana, è ancora più terrificante. Decisa a raggiungere la Germania, nel corso del suo viaggio, Oumo è stata costretta a prostituirsi per riuscire ad ottenere un passaporto falso e un passaggio su una barca. La donna, che ora soffre un grave stress postraumatico, ha confidato al personale ONU: “Sono stata costretta. Non avevo altra scelta”.

Ravi, un uomo scappato da un Paese dell’Asia meridionale, si era stabilito assieme alla famiglia in Siria quando la guerra li ha costretti a fuggire di nuovo. Sul loro cammino sono stati sequestrati da alcuni uomini armati che hanno abusato della moglie e poi li hanno derubati di tutti i loro averi. Adesso la famiglia si trova in un centro profughi in Serbia.  Senza più niente, la loro speranza di arrivare in Germania appare disperata.

Non sono solo i trafficanti ad abusare della difficile condizione delle rifugiate. Quelle che sono riuscite a raggiungere la Germania hanno raccontato di essere state picchiate dopo aver rifiutato le proposte sessuali delle guardie di confine ungheresi oppure di essere state costrette a travestirsi da uomo per evitare di essere violentate. Altre, infine, sono state spinte dal marito a prostituirsi per pagare il resto del viaggio.

Non esistono delle statiche certe sul numero di donne che hanno subito questo genere di violenze. Susanne Höhne, psicoterapeuta tedesca che gestisce a Berlino un centro specializzato nel trattamento di migranti traumatizzate, afferma che quasi tutte le 44 donne in cura hanno subito violenza sessuale. Le cause per cui questo fenomeno è ancora poco noto – rileva il rapporto dell’ONU –  sono da ricercare nella difficoltà per le vittime degli abusi a raccontare la propria esperienza. A meno che non siano costrette a recarsi in un ospedale, queste donne preferiscono continuare il loro viaggio e non denunciano le aggressioni subite.
Secondo l'Agenzia dell’Onu per i rifugiati, a rendere le donne particolarmente vulnerabili alle violenze e alle aggressioni concorrono diversi fattori come la promiscuità nella quale sono costrette a viaggiare e la permanenza in centri di asilo sempre più sovraffollati. E’ il caso che si è venuto a creare a Idomeni (valico di confine tra la Grecia e la Macedonia) dove 15mila persone sono bloccate da giorni dopo che le autorità di quattro paesi balcanici hanno deciso di reintrodurre il regime delle quote di ingresso. I responsabili di frontiera macedoni inoltre stanno impedendo l’entrata ai profughi afgani, una discriminazione che viola il diritto internazionale ed espone i richiedenti asilo di questa nazionalità ad un rischio maggiore di cadere nelle mani di criminali senza scrupolo pur di raggiungere la loro destinazione.
Marcy Hersh e Katha­rina Obser, due delle autrici della relazione, hanno affermato: “Vi è un urgente bisogno di aumentare le capacità del personale e la qualità dei servizi lungo tutto il percorso dei profughi al fine di garantire che le donne, le ragazze e gli altri gruppi vulnerabili siano protetti dal momento del loro arrivo”. Nei centri visitati dalla missione Onu raramente le docce e le latrine sono separate per genere. Le richiedenti asilo intervistate hanno raccontato di arrivare al punto di non mangiare e bere pur di evitare di usare i bagni. Nel campo profughi allestito a Dobova, una città slovena al confine con la Croazia, il personale ONU ha rilevato che la mancanza di intimità per le donne è totale. In questo tipo di ambiente – denuncia il rapporto – gli abusi e le aggressioni sessuali sono frequenti.
L’altro aspetto evidenziato è stata l’impreparazione dei governi della “rotta balcanica” e degli stessi operatori umanitari a fronteggiare ed evitare questo tipo di soprusi. Le donne rifugiate appena giunte in Europa si trovano di fronte gli agenti di polizia responsabili del controllo delle frontiere con poca o nessuna esperienza nella gestione di questo tipo di problematiche. A causa della mancata denuncia da parte delle vittime, inoltre, i governi tendono a sottostimare il fenomeno.
Nel 2015 più di 1 milione di persone è arrivato in Europa in fuga dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iraq e dai paesi dell’Africa sub-sahariana. Nonostante le violenze sessuali siano una caratteristica comune in tutte le crisi umanitarie e le migrazioni di rifugiati, i governi europei – conclude la relazione ONU – non stanno mettendo in atto misure adeguate per prevenire questi crimini contro le donne.
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