Sabato 10 ottobre in Piazza Cadorna
a Milano dalle ore 14:00 alle ore 18:00
Contromanifestiamo per ribadire il diritto a un aborto legale, gratuito e sicuro!
Sabato 10 tornano a Milano i No-Choice con un corteo organizzato dal solito Comitato NO-194 , dalle ore 15 alle ore 18, con partenza da piazzale Cadorna. Tornano con il loro bagaglio di molestie e l'idea di abrogare la 194 . I no-choice in ogni loro manifestazione sono lì presenti a ricordarci che i nostri diritti sono fragili e che non è possibile liquidare certe marce e presidi come qualcosa di anacronistico, senza ripercussioni su nessuno. Ogni qualvolta uno di questi gruppi, più o meno numeroso, si intromette nella vita di una donna, noi dovremmo sentirci tutte toccate in prima persona, perché dobbiamo dire basta a queste periodiche violenze dei no-choice. Le loro marce, le loro veglie, i loro manifesti e i loro gadget, le loro battaglie oggi anche sui social, sono tutti palesi tentativi di sostituirsi alle donne, ridotte a mero ruolo di incubatrice, i cui diritti sono ridotti a briciole, come irrilevanti inezie rispetto al destino superiore del feto. Madri a ogni costo, anche contro la propria volontà, perché in quanto donne noi non dovremmo poter decidere su noi stesse e su quanto avviene dentro di noi. Si comprende quanto si intenda svuotare le donne di una piena capacità decisionale e di potestà su se stesse. I diritti riproduttivi hanno una valenza molto ampia, investono la donna in quanto essere umano, eguale e pienamente titolare di diritti inviolabili. Inviolabile e inalienabile come il diritto a interrompere la gravidanza se non si desidera portarla a termine.
venerdì 9 ottobre 2015
giovedì 8 ottobre 2015
Io a scuola insegnerei educazione alla gentilezza, un’ora a settimana…by iosonocomesono
Io a scuola insegnerei educazione alla gentilezza, un’ora a settimana.
Perché magari la maturità scolastica ci insegna a fare benissimo le equazioni, a scrivere un tema a meraviglia, a tradurre a menadito greco e latino, a parlare le lingue.
Poi manca la maturità emotiva per affrontare al meglio lo stress.
Lo stress di chi non si è insegnato il rispetto, l’attesa, l’educazione, la giusta misura nel dire le cose, la differenza fra il lasciar correre e l’aggredire, fra l’avere carattere e la prevaricazione, fra il diritto di critica e il non diritto di offesa.
Una persona gentile sa essere sgradevole, se vuole.
Sceglie di non esserlo, semplicemente.
Poi ci sono le materie che impariamo sul campo, geometria delle anime, geografia degli sguardi e se siamo fortunati diventiamo il libro di storia di qualcuno.
Vi auguro di andare controcorrente, non sempre, solo quando serve a restare voi stessi e assolutamente mai controcuore.
In bocca al lupo per la vita, ragazzi! ( E ragazze)
Massimo Bisotti
Perché magari la maturità scolastica ci insegna a fare benissimo le equazioni, a scrivere un tema a meraviglia, a tradurre a menadito greco e latino, a parlare le lingue.
Poi manca la maturità emotiva per affrontare al meglio lo stress.
Lo stress di chi non si è insegnato il rispetto, l’attesa, l’educazione, la giusta misura nel dire le cose, la differenza fra il lasciar correre e l’aggredire, fra l’avere carattere e la prevaricazione, fra il diritto di critica e il non diritto di offesa.
Una persona gentile sa essere sgradevole, se vuole.
Sceglie di non esserlo, semplicemente.
Poi ci sono le materie che impariamo sul campo, geometria delle anime, geografia degli sguardi e se siamo fortunati diventiamo il libro di storia di qualcuno.
Vi auguro di andare controcorrente, non sempre, solo quando serve a restare voi stessi e assolutamente mai controcuore.
In bocca al lupo per la vita, ragazzi! ( E ragazze)
Massimo Bisotti
martedì 6 ottobre 2015
Facciamo girare la notizia: si allarga la rete antiviolenza
Le donne che subiscono violenza e maltrattamenti, residenti
nei comuni di Assago, Buccinasco, Cesano
Boscone, Corsico, Cusago e Trezzano sul Naviglio ora
possono trovare aiuto e sostegno chiamando
il numero verde 800049722
troveranno ad accoglierle le operatrici della Casa delle
Donne Maltrattate.
Lunedì 14.30 - 18.30
mercoledì e venerdì 9.30 - 13.00
troveranno ad accoglierle le operatrici della Casa delle
Donne Maltrattate.
Lunedì 14.30 - 18.30
mercoledì e venerdì 9.30 - 13.00

lunedì 5 ottobre 2015
LA MAMMA BLU
Sicuramente hai incrociato per strada alcune di loro... E molto probabilmente non ti sei reso conto, non hai percepito la sua grandezza, e non ti biasimo.
Come i grandi supereroi, la mamma blu conduce una vita apparentemente normale. Per la maggior parte del tempo è una donna come le altre. Va al lavoro, si occupa della sua famiglia e trasforma un insieme di pareti in molto più che una casa, in una casa... Ma questo lo fanno tutte le donne che conosci, e non richiama l'attenzione.
La mamma blu non è un supereroe immortale. Come SUPERMAN O Thor, che solo per nascere hanno ricevuto un grande potere che portano accompagnati da una grande responsabilità. La nostra mamma blu è più come spiderman quello che è stato morso un ragno, o anche come batman che acquisisce i suoi poteri a partire da un evento traumatico... Peter Parker e Bruce Wayne sono umani e se gli sparano sanguinano, se cadono soffrono... La mamma blu anche.
Ma ora ti chiedi... Quali sono i poteri di una mamma blu?
Una mamma blu ha molti e vari super poteri... E ' una maestra perfetta che assume tutte le conoscenze per accudire il suo piccolo blu e nel contempo trova il modo di mettersi gli orecchini e truccarsi nel miglior modo possibile... È una cuoca cinque stelle, perché capisce le texture, forme, colori e sapori per i quali il suo piccolo blu è pronto.
La mamma blu è sette volte più forte di David il folletto (che è già sette volte più forte di te) e può bloccare e ridurre la collera di un blu non così piccolo, che ha l'adrenalina a 1000 perché soffre.... La mamma blu può creare universi interi solo con le sue braccia e la sua voce. Io ho visto una di esse abbracciare un piccolo blu mentre gli sussurrava canzoni all'orecchio ottenendo con questo di raggiungere un luogo dove il rumore e la paura non esistono.
Ma la mamma blu ha il maggior potere nello stesso posto che è anche la sua unica debolezza... Nel cuore.
La mamma blu ha il cuore più grande del mondo, è più duro che un diamante e in lui non esiste limite per l'amore. Non solo ama il blu, ama tutti gli azzurri, e anche le loro mamme !! Ama il mondo come è e come dovrebbe essere... Ma a volte, solo a volte, si apre una fessura in quel cuore. Un momento di dubbio, di paura, di pensieri tristi che oscurano la vita della mamma blu quando si vede da sola, o circondata da incomprensione. Quando le mamme di altri colori le guardano in modo diverso, o peggio ancora, guardano in modo diverso al suo piccolo blu, è in quei momenti che il suo grande cuore blu rischia di rompersi... Ma non succede. Per esperienza so che di quella crepa semplicemente si chiude lasciando una cicatrice che rende ancora più forte a quell'enorme organovitale.
Se per un momento hai pensato che la mamma blu è apparentemente come te, è perche ' come ti ho detto prima una mamma blu non è, né più né meno, che una madre a cui un giorno dissero che suo figlio è AUTISTICO, (o con qualsiasi altra necessità speciale) e ha deciso di salire sulle barricate.
Tradotto dal post originale di Margarita Cuen
Come i grandi supereroi, la mamma blu conduce una vita apparentemente normale. Per la maggior parte del tempo è una donna come le altre. Va al lavoro, si occupa della sua famiglia e trasforma un insieme di pareti in molto più che una casa, in una casa... Ma questo lo fanno tutte le donne che conosci, e non richiama l'attenzione.
La mamma blu non è un supereroe immortale. Come SUPERMAN O Thor, che solo per nascere hanno ricevuto un grande potere che portano accompagnati da una grande responsabilità. La nostra mamma blu è più come spiderman quello che è stato morso un ragno, o anche come batman che acquisisce i suoi poteri a partire da un evento traumatico... Peter Parker e Bruce Wayne sono umani e se gli sparano sanguinano, se cadono soffrono... La mamma blu anche.
Ma ora ti chiedi... Quali sono i poteri di una mamma blu?
Una mamma blu ha molti e vari super poteri... E ' una maestra perfetta che assume tutte le conoscenze per accudire il suo piccolo blu e nel contempo trova il modo di mettersi gli orecchini e truccarsi nel miglior modo possibile... È una cuoca cinque stelle, perché capisce le texture, forme, colori e sapori per i quali il suo piccolo blu è pronto.
La mamma blu è sette volte più forte di David il folletto (che è già sette volte più forte di te) e può bloccare e ridurre la collera di un blu non così piccolo, che ha l'adrenalina a 1000 perché soffre.... La mamma blu può creare universi interi solo con le sue braccia e la sua voce. Io ho visto una di esse abbracciare un piccolo blu mentre gli sussurrava canzoni all'orecchio ottenendo con questo di raggiungere un luogo dove il rumore e la paura non esistono.
Ma la mamma blu ha il maggior potere nello stesso posto che è anche la sua unica debolezza... Nel cuore.
La mamma blu ha il cuore più grande del mondo, è più duro che un diamante e in lui non esiste limite per l'amore. Non solo ama il blu, ama tutti gli azzurri, e anche le loro mamme !! Ama il mondo come è e come dovrebbe essere... Ma a volte, solo a volte, si apre una fessura in quel cuore. Un momento di dubbio, di paura, di pensieri tristi che oscurano la vita della mamma blu quando si vede da sola, o circondata da incomprensione. Quando le mamme di altri colori le guardano in modo diverso, o peggio ancora, guardano in modo diverso al suo piccolo blu, è in quei momenti che il suo grande cuore blu rischia di rompersi... Ma non succede. Per esperienza so che di quella crepa semplicemente si chiude lasciando una cicatrice che rende ancora più forte a quell'enorme organovitale.
Se per un momento hai pensato che la mamma blu è apparentemente come te, è perche ' come ti ho detto prima una mamma blu non è, né più né meno, che una madre a cui un giorno dissero che suo figlio è AUTISTICO, (o con qualsiasi altra necessità speciale) e ha deciso di salire sulle barricate.
Tradotto dal post originale di Margarita Cuen
domenica 4 ottobre 2015
Cinque cose che ti rendono un bravo papà (oppure una pessima mamma)Quando una mamma fa il genitore, fa il suo dovere. Quando lo fa il padre, allora è un santo di Claudio Rossi Marcelli
Quando una mamma fa il genitore, sta facendo il suo dovere.
Quando è il padre a fare il genitore, allora è un santo. O, meglio ancora, un «mammo».
Possibile che un padre che fa il padre non si possa chiamare semplicemente papà?
Dalle donne ci si aspetta che siano mamme presenti, professioniste in carriera, donne di bell’aspetto e assi in cucina.
Dai i papà non ci si aspetta nulla, quindi tutto quello che fanno è preso come un bonus di cui essere grati.
Weekend fuori
• Se lui parte per dieci giorni in Cina, è un viaggio di lavoro. Anche se il lavoro ne durava due e lui ci ha aggiunto cinque giorni di trekking nel Guanxi, è comunque un viaggio di lavoro e la moglie se la deve cavare da sola, senza lamentarsi.
• Se una mamma ha la spudorata idea di prendersi un weekend di libertà con le amiche, magari perfino in qualche spa a un’ora di macchina da casa, il marito che resta con i figli viene sommerso di messaggi «hai bisogno di aiuto», inviti a cena, piatti pronti, biglietti di ringraziamento e offerte di pulizie a casa da tutti i parenti di lei. E se il giorno dopo manda i figli a scuola in pigiama, be’, ma pure voi cosa pretendete da quel poveraccio!
Cambiare i pannolini
• Si calcola che una madre di due figli nell’arco della vita cambi circa novemila pannolini. E tirerà fuori dai nasini muco verde fluorescente con orrende fialette di acqua distillata, pulirà il vomito per terra e metterà supposte a raffica. E ci mancherebbe, è la madre.
• Ma se il papà cambia anche un solo pannolino, allora «è bravissimo». Pensa, sa perfino cambiare i pannolini. Certo, solo quelli della pipì, ma è comunque un santo.
L’uscita di scuola
• Che piova, ci sia traffico o un tornado lungo la strada, la mamma non può mancare neanche un’uscita di scuola. Perché crollerebbe il mondo. E quello che di solito riceve in cambio prima che il bambino scappi a giocare con gli amici è una cartella buttata da qualche metro di distanza e, nei casi più fortunati, una richiesta di cibo. - • Ma se un giorno all’uscita ci viene papà, allora apriti cielo: già prima dell’arrivo dei bambini, l’uomo è già stato accolto dai sorrisi inteneriti di tutte le mamme presenti. E poi il figlio comincia la sua corsa da in cima alle scale per volare dritto dritto nelle braccia del padre e farsi roteare in aria per qualche minuto, prima di prendergli la mano e incamminarsi con lui verso il tramonto all’orizzonte.
A tavola
• Se una madre in ritardo sulla cena frigge dei bastoncini di pesce surgelati è una pazza negligente che andrebbe segnalata ai servizi sociali.
• Se lui cucina un uovo al tegamino è un mago in cucina. Pensa, glielo fa perfino senza rompere il tuorlo!
Ricordi
• Quasi tutte le mamme hanno la schiena a pezzi: allattare, stare chinate sul lettino, prendere in braccio il bambino decine di volte al giorno. E poi colazioni, merende e cene, servizio taxi da un’attività sportiva all’altra, e visite dal pediatra, il dentista e il giro di tutti i parenti.
• Ma se chiedi al bambino qual è stato il momento più bello della sua vita, lui non ha dubbi: quando papà è venuto alla recita.
Ma non sarà che anche per genitori e figli vale il vecchio detto che «in amore vince chi fugge»? In realtà il ruolo materno e quello paterno per fortuna si stanno lentamente mischiando e di padri che fanno i papà - e non i «mammi» - se ne vedono sempre di più. Solo che dobbiamo smetterla di lodarli come fossero dei martiri perché non sono dei santi ma solo dei genitori che fanno i genitori. E se tutto continuerà ad andare nella direzione giusta, presto anche i papà cominceranno a beccarsi le loro brave cartelle buttate addosso all’uscita di scuola.
Quando è il padre a fare il genitore, allora è un santo. O, meglio ancora, un «mammo».
Possibile che un padre che fa il padre non si possa chiamare semplicemente papà?
Dalle donne ci si aspetta che siano mamme presenti, professioniste in carriera, donne di bell’aspetto e assi in cucina.
Dai i papà non ci si aspetta nulla, quindi tutto quello che fanno è preso come un bonus di cui essere grati.
Weekend fuori
• Se lui parte per dieci giorni in Cina, è un viaggio di lavoro. Anche se il lavoro ne durava due e lui ci ha aggiunto cinque giorni di trekking nel Guanxi, è comunque un viaggio di lavoro e la moglie se la deve cavare da sola, senza lamentarsi.
• Se una mamma ha la spudorata idea di prendersi un weekend di libertà con le amiche, magari perfino in qualche spa a un’ora di macchina da casa, il marito che resta con i figli viene sommerso di messaggi «hai bisogno di aiuto», inviti a cena, piatti pronti, biglietti di ringraziamento e offerte di pulizie a casa da tutti i parenti di lei. E se il giorno dopo manda i figli a scuola in pigiama, be’, ma pure voi cosa pretendete da quel poveraccio!
Cambiare i pannolini
• Si calcola che una madre di due figli nell’arco della vita cambi circa novemila pannolini. E tirerà fuori dai nasini muco verde fluorescente con orrende fialette di acqua distillata, pulirà il vomito per terra e metterà supposte a raffica. E ci mancherebbe, è la madre.
• Ma se il papà cambia anche un solo pannolino, allora «è bravissimo». Pensa, sa perfino cambiare i pannolini. Certo, solo quelli della pipì, ma è comunque un santo.
L’uscita di scuola
• Che piova, ci sia traffico o un tornado lungo la strada, la mamma non può mancare neanche un’uscita di scuola. Perché crollerebbe il mondo. E quello che di solito riceve in cambio prima che il bambino scappi a giocare con gli amici è una cartella buttata da qualche metro di distanza e, nei casi più fortunati, una richiesta di cibo. - • Ma se un giorno all’uscita ci viene papà, allora apriti cielo: già prima dell’arrivo dei bambini, l’uomo è già stato accolto dai sorrisi inteneriti di tutte le mamme presenti. E poi il figlio comincia la sua corsa da in cima alle scale per volare dritto dritto nelle braccia del padre e farsi roteare in aria per qualche minuto, prima di prendergli la mano e incamminarsi con lui verso il tramonto all’orizzonte.
A tavola
• Se una madre in ritardo sulla cena frigge dei bastoncini di pesce surgelati è una pazza negligente che andrebbe segnalata ai servizi sociali.
• Se lui cucina un uovo al tegamino è un mago in cucina. Pensa, glielo fa perfino senza rompere il tuorlo!
Ricordi
• Quasi tutte le mamme hanno la schiena a pezzi: allattare, stare chinate sul lettino, prendere in braccio il bambino decine di volte al giorno. E poi colazioni, merende e cene, servizio taxi da un’attività sportiva all’altra, e visite dal pediatra, il dentista e il giro di tutti i parenti.
• Ma se chiedi al bambino qual è stato il momento più bello della sua vita, lui non ha dubbi: quando papà è venuto alla recita.
Ma non sarà che anche per genitori e figli vale il vecchio detto che «in amore vince chi fugge»? In realtà il ruolo materno e quello paterno per fortuna si stanno lentamente mischiando e di padri che fanno i papà - e non i «mammi» - se ne vedono sempre di più. Solo che dobbiamo smetterla di lodarli come fossero dei martiri perché non sono dei santi ma solo dei genitori che fanno i genitori. E se tutto continuerà ad andare nella direzione giusta, presto anche i papà cominceranno a beccarsi le loro brave cartelle buttate addosso all’uscita di scuola.
venerdì 2 ottobre 2015
Il duro mestiere della nonna femminista di Anna Maria Crispino
Come si cambia: un libro racconta le donne che lottavano per cambiare i ruoli di genere, e adesso si trovano nel ruolo più immutabile di tutti, con le loro figlie e i loro figli che le coinvolgono nel lavoro di cura dei nipoti, spesso a tempo pieno.
Le nonne femministe tra coccole e contraddizioni
Donne, nonneBaby-boomers, femministe “storiche”, quelle della “prima volta”: le definizione si sono sprecate per la generazione di donne nate tra la fine degli anni Quaranta e la prima metà degli anni Cinquanta che hanno avuto la ventura di veder coincidere la propria vicenda biografica con alcune dei mutamenti più consistenti registrati in Italia nella seconda metà del Novecento. Ebbene, molte di queste “ragazze degli anni Cinquanta” sono diventate o presto diventeranno nonne e vale dunque la pena di interrogarsi sul come stanno interpretando un ruolo sociale che più di altri sembra legato a immagini e cliché diffusamente e comodamente assunti come immutabili.
Un’altra nonnità è possibile, sembra al contrario dimostrare la ricerca di Claudia Alemani e Maria Cristina Fedrigotti (Donne e nonne. I volti di un ruolo sociale, Stripes 2012) che mette a fuoco, per incrociarli, due stereotipi assai potenti, che la psicoanalista Gabriella Mariotti così riassume nell’Introduzione: quello della femminista "quasi si parlasse di un lontano e ormai desueto fantasma che ha concluso il proprio compito", e quello della nonna "figura che giace comodamente ai margini della formazione affettiva, ancora stretta nel rassicurante ruolo di depositaria della continuità, estraniata dal mondo del lavoro e della sessualità, sorta di icona del transgenerazionale e inconscia rappresentazione del tempo immobile".
Le due ricercatrici hanno effettuato venti interviste “di profondità” con donne-nonne residenti a Milano e nell’hinterland, di età compresa tra i 60 e i 68 anni, in maggioranza pensionate, generalmente di classe media. Un campione certo limitato, ma che si caratterizza per un aspetto importante rispetto a ricerche più ampie: tutte le intervistate hanno partecipato ai movimenti femministi degli anni Settanta, seppur in modo diverso e con diversa intensità, e tutte hanno mantenuto nel tempo una relazione e in alcuni casi una partecipazione alle pratiche e al pensiero delle donne. E dunque, possiamo ritenere che anche loro, come una parte di quella generazione, fossero pensose e pensanti giovanissime negli anni intorno al ‘68, figlie inquiete nei collettivi di autocoscienza dei prima anni Settanta, madri (o non madri) per scelta o per caso. Che fossero in piazza a scandire le tappe legislative e referendarie di divorzio, aborto, stato di famiglia, norme contro la violenza. Resistenti al montare dell’edonismo consumista degli anni Ottanta, operose nel costruire piccole cattedrali del sapere femminile e luoghi concreti per la sua conservazione e diffusione, indomite insomma fino ai nostri giorni in pratiche inedite di affermazione della (propria) differenza che sono andate ben la di là di quel anticonformismo femminile che pure il secolo aveva già conosciuto. E tuttavia proprio le vicende singolari fanno giustizia di ogni semplificazione: lo dimostrano anche alcune narrazioni in prima persona come il recente L’età in più di Marina Piazza. Perché diversa e sfaccettata è la realtà sociale se la si guarda da vicino e non attraverso la lente deformante della Tv o della pubblicità.
Uno degli elementi preziosi che emergono dalla ricerca di Alemani e Fedrigotti è che il dato forse più rilevante dell’esperienza di queste ultra-sessantenni è l’ambivalenza: tra la rivendicazione della propria indipendenza e la solidarietà con le donne più giovani, figlie o nuore che siano; tra il piacere di “godersi” i/le nipoti – solo un po’ venato dal senso di colpa per essere state madri sempre di corsa, forse a volte inadeguate – e la stanchezza fisica che comporta stare con dei bambini piccoli; tra l’imperativo, spesso consapevolmente auto-imposto, di non intervenire/interferire nella vita dei figli e figlie e il desiderio di essere comunque presenti nella cerchia d’affetti delle giovani coppie. Ambivalenza che può tramutarsi in contraddizione quando, ad esempio, donne che avevano messo in discussione la famiglia, e la rigidezza dei ruoli al suo interno, ora sembrano assumere un ruolo di “tutela” verso quelle dei propri figli; o che avevano chiesto e rivendicato servizi sociali come gli asili nido e ora si trovano a svolgere in molti casi un lavoro di cura che si configura come “supplenza” di servizi mancanti o insufficienti.
Ma in altri casi l’ambivalenza è anche un campo dinamico, il portato di una transizione tuttora in atto – che tiene conto cioè sia degli elementi di rottura che delle continuità, e della loro mutevole composizione e ricomposizione nel tempo. La consapevolezza dell’essere ambivalenti, in donne che hanno per antica pratica il partire da sé e la riflessione sul cambiamento, consente anche uno spazio di negoziato nelle relazioni. E questo – secondo elemento utile che emerge dalla ricerca – è esattamente ciò che fanno le donne-nonne: negoziano con sé stesse e con i loro compagni (quando ci sono), con figlie e generi e i di lui /lei genitori, per trovare di volta in volta la giusta misura. Quanto tempo - quali ore del giorno o giorni della settimana, periodi festivi, stagione dell’anno – dedicare alla cura dei nipoti e quanto tenerne gelosamente per sé, per il lavoro anche se non più a tempo pieno, per le attività politiche, le iniziative culturali, gli incontri con le amiche o altro.
Immaginario, aspettative e realtà non sempre coincidono per le nuove donne-nonne, ma anche questo fa parte della trasformazione in atto. Che ha a che fare con il passaggio del tempo per una generazione di donne fortemente auto-riflessiva e poco disponibile a incasellarsi in un profilo predeterminato: di anagraficamente “vecchie” che resistono all’età con ogni mezzo oppure di pacificate artefici di gustose torte di mele Al di là di quello, ancora poco, che riesce a dirci la ricerca sociologica, è spesso nelle narrazioni, anche ibride, che cogliamo lo spessore della riflessione in atto. Non solo in Italia – come ben illustra (con articoli, testimonianze e bibliomappe) un recente numero della rivista Leggendaria dedicato ai “Passaggi di età”. O come rivela un capitolo dedicato alla variabile “età” nel bel libro di Laura Corradi Specchio delle sue brame, che esamina gli sviluppi più recenti dei messaggi (e del mercato) pubblicitari. D’altronde, nel mondo anglosassone, dove è d’obbligo etichettare qualsiasi fenomeno appena si manifesta, sono ormai rigogliosi di “Age o aging studies”, impasto multidisciplinare che ruota intorno alla variabile età e alle sue rappresentazioni, e che si mescola con le altre finora in primo piano nell’analisi sociale, culturale e simbolica (classe, genere, razza etc.).
Che il quadro e gli ambiti di ricerca si facciano più complessi è uno dei sintomi di quanto siano semplicistiche quelle analisi che parlano di un “ritorno indietro”. E d’altronde parlare di età non riguarda soltanto chi si avvicina alla vecchiaia, perché sempre meno netti appaiono i confini tra quelle che siamo abituati a pensare come “coorti” o generazioni che si susseguono in modo lineare. Anticipata l’adolescenza, allungata la gioventù, “inventata” una età di mezzo che ha spinto in avanti una quarta fase della vita (almeno in Occidente) se per le donne la maternità era uno dei “marcatori” del processo biologico e del ruolo sociale, ora che si può diventare madri dai 13 ai 50 anni e oltre, o non diventarlo affatto, o diventarlo altrimenti, quello che conta evidentemente diventa la percezione dei “passaggi” e il negoziato identitario che ciascuno di essi richiede. Non a caso, è dal confronto intergenerazionale che emergono le questioni di maggior rilievo, come ad esempio in un recente convegno della Fondazione Badaracco di Milano (Madri senza tempo? Un confronto generazionale).
Bibliografia di riferimento
- Claudia Alemanni e Maria Cristina Fedrigotti, "Donne e nonne. I volti di un ruolo sociale", Stripes, Rho (MI), 2012, 120 pagine, 13 euro
- Braidotti, Mazzanti, Sapegno, Tagliavini, "Baby Boomers", Giunti, Firenze 2003
- Anna Bravo "A colpi di cuore. Storie del Sessantotto", Laterza, Roma-Bari 2008
- B. Mapelli, L. Portis, S. Ronconi, "Molti modi di essere uniche. Percorsi di scrittura di sé per reinventare l’età matura", Stripe, Rho (MI) 2011
- Marina Piazza "Le ragazze di cinquant’anni. Amori, lavori, famiglie e nuove libertà", Mondadori, Milano 1999
- Marina Piazza, "L’età in più. Narrazione in fogli sparsi", Ghena, Roma 2012
- “Passaggi di età” in Leggendaria n. 93/maggio 2012
- Laura Corradi, "Specchio delle sue brame. Analisi socio-politica della pubbicità: genere, classe, razza, età, ed eterosessimo", Ediesse, 2012
Le nonne femministe tra coccole e contraddizioni
Donne, nonneBaby-boomers, femministe “storiche”, quelle della “prima volta”: le definizione si sono sprecate per la generazione di donne nate tra la fine degli anni Quaranta e la prima metà degli anni Cinquanta che hanno avuto la ventura di veder coincidere la propria vicenda biografica con alcune dei mutamenti più consistenti registrati in Italia nella seconda metà del Novecento. Ebbene, molte di queste “ragazze degli anni Cinquanta” sono diventate o presto diventeranno nonne e vale dunque la pena di interrogarsi sul come stanno interpretando un ruolo sociale che più di altri sembra legato a immagini e cliché diffusamente e comodamente assunti come immutabili.
Un’altra nonnità è possibile, sembra al contrario dimostrare la ricerca di Claudia Alemani e Maria Cristina Fedrigotti (Donne e nonne. I volti di un ruolo sociale, Stripes 2012) che mette a fuoco, per incrociarli, due stereotipi assai potenti, che la psicoanalista Gabriella Mariotti così riassume nell’Introduzione: quello della femminista "quasi si parlasse di un lontano e ormai desueto fantasma che ha concluso il proprio compito", e quello della nonna "figura che giace comodamente ai margini della formazione affettiva, ancora stretta nel rassicurante ruolo di depositaria della continuità, estraniata dal mondo del lavoro e della sessualità, sorta di icona del transgenerazionale e inconscia rappresentazione del tempo immobile".
Le due ricercatrici hanno effettuato venti interviste “di profondità” con donne-nonne residenti a Milano e nell’hinterland, di età compresa tra i 60 e i 68 anni, in maggioranza pensionate, generalmente di classe media. Un campione certo limitato, ma che si caratterizza per un aspetto importante rispetto a ricerche più ampie: tutte le intervistate hanno partecipato ai movimenti femministi degli anni Settanta, seppur in modo diverso e con diversa intensità, e tutte hanno mantenuto nel tempo una relazione e in alcuni casi una partecipazione alle pratiche e al pensiero delle donne. E dunque, possiamo ritenere che anche loro, come una parte di quella generazione, fossero pensose e pensanti giovanissime negli anni intorno al ‘68, figlie inquiete nei collettivi di autocoscienza dei prima anni Settanta, madri (o non madri) per scelta o per caso. Che fossero in piazza a scandire le tappe legislative e referendarie di divorzio, aborto, stato di famiglia, norme contro la violenza. Resistenti al montare dell’edonismo consumista degli anni Ottanta, operose nel costruire piccole cattedrali del sapere femminile e luoghi concreti per la sua conservazione e diffusione, indomite insomma fino ai nostri giorni in pratiche inedite di affermazione della (propria) differenza che sono andate ben la di là di quel anticonformismo femminile che pure il secolo aveva già conosciuto. E tuttavia proprio le vicende singolari fanno giustizia di ogni semplificazione: lo dimostrano anche alcune narrazioni in prima persona come il recente L’età in più di Marina Piazza. Perché diversa e sfaccettata è la realtà sociale se la si guarda da vicino e non attraverso la lente deformante della Tv o della pubblicità.
Uno degli elementi preziosi che emergono dalla ricerca di Alemani e Fedrigotti è che il dato forse più rilevante dell’esperienza di queste ultra-sessantenni è l’ambivalenza: tra la rivendicazione della propria indipendenza e la solidarietà con le donne più giovani, figlie o nuore che siano; tra il piacere di “godersi” i/le nipoti – solo un po’ venato dal senso di colpa per essere state madri sempre di corsa, forse a volte inadeguate – e la stanchezza fisica che comporta stare con dei bambini piccoli; tra l’imperativo, spesso consapevolmente auto-imposto, di non intervenire/interferire nella vita dei figli e figlie e il desiderio di essere comunque presenti nella cerchia d’affetti delle giovani coppie. Ambivalenza che può tramutarsi in contraddizione quando, ad esempio, donne che avevano messo in discussione la famiglia, e la rigidezza dei ruoli al suo interno, ora sembrano assumere un ruolo di “tutela” verso quelle dei propri figli; o che avevano chiesto e rivendicato servizi sociali come gli asili nido e ora si trovano a svolgere in molti casi un lavoro di cura che si configura come “supplenza” di servizi mancanti o insufficienti.
Ma in altri casi l’ambivalenza è anche un campo dinamico, il portato di una transizione tuttora in atto – che tiene conto cioè sia degli elementi di rottura che delle continuità, e della loro mutevole composizione e ricomposizione nel tempo. La consapevolezza dell’essere ambivalenti, in donne che hanno per antica pratica il partire da sé e la riflessione sul cambiamento, consente anche uno spazio di negoziato nelle relazioni. E questo – secondo elemento utile che emerge dalla ricerca – è esattamente ciò che fanno le donne-nonne: negoziano con sé stesse e con i loro compagni (quando ci sono), con figlie e generi e i di lui /lei genitori, per trovare di volta in volta la giusta misura. Quanto tempo - quali ore del giorno o giorni della settimana, periodi festivi, stagione dell’anno – dedicare alla cura dei nipoti e quanto tenerne gelosamente per sé, per il lavoro anche se non più a tempo pieno, per le attività politiche, le iniziative culturali, gli incontri con le amiche o altro.
Immaginario, aspettative e realtà non sempre coincidono per le nuove donne-nonne, ma anche questo fa parte della trasformazione in atto. Che ha a che fare con il passaggio del tempo per una generazione di donne fortemente auto-riflessiva e poco disponibile a incasellarsi in un profilo predeterminato: di anagraficamente “vecchie” che resistono all’età con ogni mezzo oppure di pacificate artefici di gustose torte di mele Al di là di quello, ancora poco, che riesce a dirci la ricerca sociologica, è spesso nelle narrazioni, anche ibride, che cogliamo lo spessore della riflessione in atto. Non solo in Italia – come ben illustra (con articoli, testimonianze e bibliomappe) un recente numero della rivista Leggendaria dedicato ai “Passaggi di età”. O come rivela un capitolo dedicato alla variabile “età” nel bel libro di Laura Corradi Specchio delle sue brame, che esamina gli sviluppi più recenti dei messaggi (e del mercato) pubblicitari. D’altronde, nel mondo anglosassone, dove è d’obbligo etichettare qualsiasi fenomeno appena si manifesta, sono ormai rigogliosi di “Age o aging studies”, impasto multidisciplinare che ruota intorno alla variabile età e alle sue rappresentazioni, e che si mescola con le altre finora in primo piano nell’analisi sociale, culturale e simbolica (classe, genere, razza etc.).
Che il quadro e gli ambiti di ricerca si facciano più complessi è uno dei sintomi di quanto siano semplicistiche quelle analisi che parlano di un “ritorno indietro”. E d’altronde parlare di età non riguarda soltanto chi si avvicina alla vecchiaia, perché sempre meno netti appaiono i confini tra quelle che siamo abituati a pensare come “coorti” o generazioni che si susseguono in modo lineare. Anticipata l’adolescenza, allungata la gioventù, “inventata” una età di mezzo che ha spinto in avanti una quarta fase della vita (almeno in Occidente) se per le donne la maternità era uno dei “marcatori” del processo biologico e del ruolo sociale, ora che si può diventare madri dai 13 ai 50 anni e oltre, o non diventarlo affatto, o diventarlo altrimenti, quello che conta evidentemente diventa la percezione dei “passaggi” e il negoziato identitario che ciascuno di essi richiede. Non a caso, è dal confronto intergenerazionale che emergono le questioni di maggior rilievo, come ad esempio in un recente convegno della Fondazione Badaracco di Milano (Madri senza tempo? Un confronto generazionale).
Bibliografia di riferimento
- Claudia Alemanni e Maria Cristina Fedrigotti, "Donne e nonne. I volti di un ruolo sociale", Stripes, Rho (MI), 2012, 120 pagine, 13 euro
- Braidotti, Mazzanti, Sapegno, Tagliavini, "Baby Boomers", Giunti, Firenze 2003
- Anna Bravo "A colpi di cuore. Storie del Sessantotto", Laterza, Roma-Bari 2008
- B. Mapelli, L. Portis, S. Ronconi, "Molti modi di essere uniche. Percorsi di scrittura di sé per reinventare l’età matura", Stripe, Rho (MI) 2011
- Marina Piazza "Le ragazze di cinquant’anni. Amori, lavori, famiglie e nuove libertà", Mondadori, Milano 1999
- Marina Piazza, "L’età in più. Narrazione in fogli sparsi", Ghena, Roma 2012
- “Passaggi di età” in Leggendaria n. 93/maggio 2012
- Laura Corradi, "Specchio delle sue brame. Analisi socio-politica della pubbicità: genere, classe, razza, età, ed eterosessimo", Ediesse, 2012
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