mercoledì 26 ottobre 2016

L'Islanda si ferma alle 14 e 38: sciopero delle donne contro gap retributivo di genere di Benedetta Perilli

Islanda, lo sciopero delle donne: "Pagate meno degli uomini, ci fermiamo alle 14 e 38"
Da questa ora in poi le islandesi lavorano gratis in base alle differenze retributive con i colleghi uomini. Sull'isola la battaglia sull'uguaglianza dei salari risale al 1975 quando, il 24 ottobre, le lavoratrici si fermarono per la prima volta. Nel 2068 potrebbero raggiungere la parità

Stessa professione, stesse  responsabilità, stesso orario e buste paga diverse. La differenza la fa il sesso del lavoratore. Si chiama gender pay gap, divario retributivo di genere e in Islanda le donne lo stanno combattendo con una protesta esemplare. In occasione del Kvennafrì, giorno di riposo delle donne celebrato per la prima volta nel 1975, le lavoratrici dell'intero Paese si sono fermate e sono scese in piazza per denunciare le differenze salariali con gli uomini. Lo hanno fatto alle 14 e 38, orario in cui la loro giornata lavorativa dovrebbe interrompersi se commisurata allo stipendio percepito da un collega uomo. Considerata la busta paga dei colleghi, dalle 14 e 38 in poi le donne lavorano gratis.

Secondo un sondaggio Eurostat pubblicato da Statistics Iceland le islandesi guadagnano in media il 17% in meno degli uomini.
L'Islanda si piazza al primo posto nel mondo come Paese con il minore divario in base ai dati del Global Gender Gap Report del 2015 del World Economic Forum.
Nella stessa classifica, composta da 145 nazioni, l'Italia si posiziona al 41esimo posto, guadagnando 28 posizioni rispetto agli anni precedenti e raggiungendo il miglior risultato di sempre anche grazie all'applicazione delle quote rosa in Parlamento e alla presenza delle donne nelle istituzioni pubbliche.

La strada per l'uguaglianza salariale è ancora lunga insomma, in Italia come nel resto mondo e persino in Islanda - il luogo al mondo dove i diritti delle lavoratrici vengono tutelati maggiormente e dove la parità salariale potrebbe essere raggiunta nel 2068 - le donne non smettono di lottare per la causa. Una tradizione che risale al 24 ottobre 1975, quando in occasione del primo Kvennafrì il 90% delle lavoratrici - nella sola Reykjavìk parteciparono 25mila persone, ovvero un quinto della popolazione - incrociarono le braccia per denunciare una differenza che all'epoca era pari al 60% in meno. In quell'occasione storica - per la prima volta in Europa le donne manifestavano in forma così compatta - l'intero Paese si fermò. Gli uomini restarono a casa per seguire i figli e svolgere i lavori domestici mentre interi settori rimasero paralizzati: i giornali non andarono in stampa per assenza di tipografe; i teatri chiusero per  mancanza di attrici; le compagnie aeree cancellarono i voli per mancanza di hostess e le scuole chiusero restando senza insegnanti.

Da allora lo sciopero delle donne è stato indetto altre volte nel 1985, nel 2005 e nel 2010 e i risultati delle mobilitazioni non hanno tardato ad arrivare. Nel 1980 Vigdìs Finnbogadòttir è stata nominata presidente dell'Islanda diventando così la prima donna presidente eletta in maniera democratica. Nel 2009, e fino al 2013, Jòhanna Siguroardottir è stata la prima premier donna del Governo islandese e la prima premier dichiaratamente omosessuale al mondo. Sulla stessa scia anche le polacche hanno recentemente portato a casa un importante vittoria: grazie a una marcia di protesta alla quale hanno partecipato migliaia di donne, il Parlamento ha bloccato un disegno di legge che vietava l'interruzione di gravidanza.
http://www.repubblica.it/esteri/2016/10/25/news/islanda_lo_sciopero_delle_donne_pagate_meno_degli_uomini_ci_fermiamo_alle_14_e_38_-150548997/

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