mercoledì 4 febbraio 2015

Il pane e le rose delle donne del Maghreb di Maddalena Vianello

La povertà, l'ignoranza e l'estremo sfruttamento. Ma anche la consapevolezza di donne che, attraverso il loro lavoro, cercano qualcosa in più del semplice sostentamento
La terra schiacciata da un cielo carico e minaccioso. Le case di pietra e mattoni a vista incorniciati dalla calce. Le donne rompono l’immobilità: abiti colorati, capi celati dalle stoffe, movimenti eleganti. Le mani sono spaccate. I visi scavati dal vento e dal sole. La povertà straripa violenta nelle aree rurali del Maghreb, dove possedere la terra è una prerogativa maschile, ma lo sfruttamento selvaggio della manodopera è una peculiarità che riguarda unicamente le donne. L’analfabetismo femminile raggiunge picchi del 70%. Molte donne non studiano o smettono. Mancano le strutture scolastiche. Spesso lavorare è l’unica alternativa alla fame.
Eco de femmes è un documentario. Bellissimo. Poetico. Duro. Racconta il seme del cambiamento. Trae il nome dall’omonimo progetto promosso da GVC Onlus che sostiene la nascita di cooperative agricole e artigianali come strumenti di emancipazione femminile.
Sei protagoniste: Zina, Cherifa, Halima, Fatima, Mina, Jamila. Sei storie di consapevolezza, di determinazione, di trasformazione, raccontate da Carlotta Piccinini.
Le donne sono assetate di conoscenza. Sanno di essere semianalfabete e per questo più esposte allo sfruttamento e alla manipolazione. Mostrano una lucidità disarmante. La conoscenza è il primo passo verso l’emancipazione. La conoscenza permette di non doversi affidare, riduce il rischio di essere ingannate, consente di pensare con la propria testa. Il lavoro rende indipendenti, regala dignità e una posizione sociale riconosciuta. Contribuire al budget familiare attenua le differenze di genere. Non regala lussi, se non quello di saziare la fame. Però rende un po’ più libere. Consente di comprare libri, quaderni e penne per mandare i figli a scuola. E a loro sì, tentare di offrire un futuro diverso.
«La condizione delle donne è grave: la povertà, l’ignoranza, l’analfabetismo sono i limiti che impediscono alle donne di partecipare e le mantengono in una condizione di dipendenza. Lo studio e la cultura sono gli strumenti per la conquista progressiva dell’emancipazione e dell’indipendenza. Strumenti contro un’ideologia che riduce le donne all’inferiorità e alla reinterpretazione della religione. Strumenti contro l’imposizione del pensiero comune. Una donna che non sa niente non è nessuno». Sono parole loro.
Le piccole cooperative sostenute da GVC Onlus compiono grandi miracoli. Le donne riescono a sottrarsi ai lavori agricoli più massacranti, spesso nocivi per la salute e svolti senza alcuna protezione. Usate come macchine. Per qualche dollaro. Studiano, imparano, insegnano, tramandano competenze. E così sorgono scuole che insegnano a leggere e a scrivere, rendendo le donne autonome dagli uomini nella lettura delle bollette come del Corano. Nascono attività artigianali legate alla tessitura dei tappeti e alla produzione di argan e cous cous. Contesti dove le donne si formano, conquistano un salario e una ragione riconosciuta per uscire dalle mura domestiche.
Queste donne sognano. Sognano di allargare la loro attività, di migliorarla. Sognano di includere le altre e aiutarle a emanciparsi. Sognano di cambiare il mondo.


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