venerdì 20 febbraio 2015

Sessismo nelle scienze? Gli uomini non lo vedono di Rossana Caviglioli

Una ragazza che sceglie di studiare matematica, astrofisica o geologia ha davanti a sé un surplus di ostacoli solo perché è donna. Il vero problema è però che la maggioranza dei colleghi si rifiuta di riconoscerl
Meno opportunità di lavoro, salari più bassi dei colleghi, un'alta probabilità di essere vittime di molestie. La vita delle donne che scelgono di svolgere lavori considerati “maschili” come l'ingegnere, l'informatica o la statistica è piena di ostacoli. Il divario non sembra diminuire, nonostante le numerose iniziative che vengono portate avanti soprattutto negli Usa, come il sistema di tutorato per le studentesse universitarie o le prime linee di giocattoli per bambine ispirati alle scienziate famose.
Tre ricercatrici dello Skidmore College, nello stato di New York, hanno deciso di scoprire perché la parità di genere nelle professioni scientifiche procede così a rilento. Sono giunte alla conclusione che gli uomini non si rendono conto – o non vogliono rendersi conto - che esiste un problema. E ritengono inutili, quando non dannose, le misure di compensazione proposte. Lo studio, pubblicato sulla rivista Psychology of Women Quarterly ha preso in esame le risposte dei lettori ad alcuni articoli pubblicati su New York Times, Discover Magazine e IFL Science. Si tratta di un totale di 1335 commenti, di utenti di entrambi i sessi, a pezzi che hanno come argomento la discriminazione nei confronti delle studentesse e delle lavoratrici del settore scientifico.
Le ricercatrici hanno constatato che anche di fronte a dati statistici difficili da smentire, gli uomini tendono a ignorare o addirittura giustificare il gap, accusando le donne di minore forza di volontà o di essere poco affidabili. Nel 67% dei commenti esaminati si ammetteva effettivamente l'esistenza di un problema. Peccato che il 70% di questi fosse scritto da donne. Un altro 10% di tutte le risposte, in grande maggioranza pubblicate da utenti maschi, negava il sessismo e il 22% (per più dell'80% provenienti da uomini) riconosceva la disparità ma la giustificava, adducendo motivi biologici o accusando le donne di farsi la guerra fra loro. Tutti i commenti che esprimevano gratitudine per aver sollevato la questione venivano da donne, mentre quelli che chiedevano un cambio di rotta (circa il 10%) erano ugualmente divisi tra i due sessi.
Il punto di forza dello studio, secondo le relatrici, è che analizzare i post su internet consente di prendere in considerazione anche opinioni “di pancia” che difficilmente verrebbero espresse in presenza delle colleghe, come quelle di chi invita le donne a «sperimentare in cucina» o che pensa siano «inaffidabili a causa delle mestruazioni». E che quindi fornisce una visione più realistica della situazione nelle aule e negli uffici. I risultati dimostrano anche che raramente leggendo i risultati di raccolte statistiche o di esperimenti scientifici si è disposti a cambiare la propria opinione. Lo ha fatto solo lo 0,5% del campione, distribuito tra uomini e donne, che ha scritto commenti come: «Accidenti! Ero convinto che ormai il gender gap fosse un problema superato!». Poco, ma pur sempre un inizio.



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