domenica 5 aprile 2015

Pasqua 2015 Le stragi, le guerre, le persecuzioni, gli orrori privati e pubblici hanno un sesso di Lea Melandri

Prima che l’assuefazione, il senso di impotenza e una rassegnata apatia prendano il sopravvento di fronte agli orrori di ogni specie a cui assistiamo quotidianamente, vale la pena porsi qualche domanda.
E’ vero che non tutti gli uomini uccidono, che la cultura maschile dominante da secoli non ha seminato solo morte, ma dato vita anche a opere sublimi di civiltà; è vero che l’amore, la solidarietà, il pacifismo non le sono estranei.
Mi chiedo se è per questo che esitiamo a nominare alcune verità evidenti:
-che la violenza, in tutte le forme manifeste che conosciamo, dalle guerre tra Stati alle guerre civili dovute al fanatismo o a problemi sociali, alla persecuzione delle minoranze, è stata praticata finora dal sesso maschile, sia pure con l’aiuto e la complicità delle donne;
-che l’amore e l’odio, considerate pulsioni contrapposte, non si danno mai isolatamente, vincolate come sono l’una all’altra.
Ad Albert Einstein, che in una lettera del settembre 1932 gli chiedeva “metodi educativi”, “modi di azione” per frenare la “fatalità della guerra”, Freud rispondeva:”...la pulsione di autoconservazione è certamente erotica, ma ciò non toglie che debba ricorrere all’aggressività per compiere quanto si ripromette. Allo stesso modo la pulsione amorosa, rivolta ad oggetti, necessita di un quid della pulsione di appropriazione, se veramente vuole impadronirsi del suo oggetto. La difficoltà di isolare le due specie di pulsioni nelle loro manifestazioni ci ha impedito per tanto tempo di riconoscerle”. (Freud, “Il disagio della civiltà e altri saggi”, Bollati Boringhieri 1987, p. 93).
Come è possibile che ancora oggi, dopo tanto parlare di patriarcato e di maschilismo, non si riesca a scalfire la maschera di ‘neutralità’ che impedisce di riconoscere ai responsabili di tanti orrori l’appartenenza a un sesso?
Che cosa impedisce agli uomini sinceramente convinti di dover operare per la pace nel mondo di interrogarsi sulla matrice ‘virile’ della violenza?
Perché, a loro volta, le donne sono così poco inclini a chiedersi quando e come un figlio, un marito, un amante passano dalla tenerezza alla violenza?

Può darsi che il rapporto di potere tra i sessi e le inevitabili complicità che ne hanno permesso una così lunga durata non siano, come sono portata a pensare, il maggiore ostacolo materiale e psicologico a una convivenza più umana, più giusta e solidale. Ma finché non vengono portati alla coscienza e fatti oggetto della riflessione che meritano, non sapremo mai se dobbiamo rassegnarci a una “naturale” violenza maschile, o sperare nella possibilità di un cambiamento che non riguarderebbe solo il sessismo, ma tutte le forme di distruzione e di morte che gli uomini hanno agìto contro i loro simili.

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